29 settembre 2010

Aspettando Godot

Aspettando Godot  è la più famosa opera teatrale di Samuel Beckett, pubblicata nel 1952; appartiene al genere teatro dell'assurdo, un genere dominato dalla credenza che la vita dell'uomo sia apparentemente senza senso e senza scopo, e dove l'incomunicabilità e la crisi di identità si rivelano nelle relazioni fra gli esseri umani.
Vladimiro (chiamato anche Didi) ed Estragone (chiamato anche Gogo) stanno aspettando su una desolata strada di campagna un "certo Signor Godot". Non vi è nulla sulla scena, solo un albero dietro ai due personaggi che regola la concezione temporale attraverso la caduta delle foglie che indica il passare dei giorni. Ma questo personaggio, Godot, non appare mai sulla scena, né si dice mai niente sul suo conto. Egli si limita a mandare un ragazzo dai due vagabondi, il quale dirà ai due protagonisti che "oggi non verrà, ma che verrà domani", riferendosi al suo mandante.
I due uomini, vestiti come barboni, si lamentano continuamente del freddo, della fame e del loro stato esistenziale; litigano, pensano di separarsi (anche di suicidarsi) ma alla fine restano l'uno dipendente dall'altro. Ed è proprio attraverso i loro discorsi insensati e superficiali, inerenti argomenti futili e banali, che emerge il nonsenso della vita umana predicato dall'autore.
Nella cultura popolare Aspettando Godot è divenuto sinonimo di una situazione (spesso esistenziale) in cui si aspetta un avvenimento che dà l'apparenza di essere imminente, ma che nella realtà non accade mai e che di solito chi l'attende non fa nulla affinché questo si realizzi.

Capita di lamentarsi (giustamente) delle difficoltà della vita, della durezza dell’oggi, del desiderio di domani, dei sogni mai (o non ancora) realizzati… Ma.
A che serve una batosta se non ci spinge ad andare oltre?
Vorrei poter parlare a mille e mille della necessità di non mollare, di cercare l’oltre, di non aspettare Godot, di… Ma suonerebbe come un volersi mettere in cattedra. No. In questo momento mi rivolgo solo ai miei figli. E dico loro, ripeto loro, ciò che da sempre insegno ma che (per fortuna) finora è sempre stata solo teoria: non mollate. Mai. Non aspettate, affrontate. Con grinta, senza paura. Lo sconforto è ammissibile, purchè funzionale a trasformarsi in successiva forza. Il suicidio (reale o intellettuale) è una sconfitta senza appello. Aspettare Godot sopraffatti dall’inedia, anche.

Susanna  29.09.2010

5 commenti:

Adriano Maini ha detto...

Giusto! In più mi hai fatto pensare a dei bravi, volonterosi giovani studenti di qualche anno fa' che, recitando nella piece, riuscirono a parlare al cuore di genitori e di compagni di scuola. Maestria dei bravi autori!

Kimmi Su. ha detto...

Grazie del tuo commento, Adriano.
Mi fa piacere averti riportato alla mente momenti felici.
Sì, parlare al cuore delle persone è importante. E' quello che tento di fare io, anche se non sempre ci riesco.
Ciao Susanna

tentare, nuoce ha detto...

La paura di avere paura che è il coraggio che non è l’ardimento, il volere che non doma il bizzarro caso; e il Godot che sei tu che tu ti aspetti e cerchi e non trovi: non che accada una cosa è l’importante, io penso, ma l’atto di cercarla per magari non trovarla mai e la sua dinamica.

Combattere per non vincere mai, ché quando tu vinci qualche altro è sconfitto.
Difendere a oltranza la propria presenza, il proprio spazio: quello sì.

Un saluto.
Paolo

Tomaso ha detto...

Buona sera cara Kimmi eccomi per lasciarti un saluto con un cuore tutto aperto per ascoltare e provare ha capire la natura di noi soli in un mondo abbandonato nel nulla...
Scusa amica mi sono venute queste parole dal nulla...
Un abbraccio forte,
Tomaso

Alive2 ha detto...

ALby:Questa è un’opera che rappresenta una rivoluzione : dialoghi inconcludenti, enormi silenzi... Giusto dire di NON MOLLARE MAI AI TUOI FIGLI.
IVonne: Chi è Godot? Numerose sono le interpretazioni: il destino, la morte, la fortuna, persino Dio visto che semanticamente Godot richiama infatti la forma inglese God. Per questa ragione l’attesa è l’attesa di tutte le attese, quella per eccellenza. Lo stesso Beckett non ha mai chiarito questo enigma ed anzi si è così espresso: “Se avessi saputo chi è Godot lo avrei scritto nel copione.” Per viviamoci il presente e non pensiamoci più. Buona serata, un bacio a te che metti nel tuo scrivere piacevolezza e discernimento. E anche ai tuoi figlioli.

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