2 settembre 2010

Imprinting


Egli imparò a volare e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano.
(R.Bach)


   Mi capita di pensare da cosa sono condizionate le mie scelte: dall’essere donna? Dall’essere mamma e moglie? Da avere quasi cinquant’anni? Farei le stesse cose, avrei gli stessi pensieri se fossi nata in un altro luogo della terra o se appartenessi a un’altra razza?
   Non so immaginarmi concretamente in panni che non ho mai vissuto, non sono mai stata in luoghi tanto diversi da casa mia né ho mai frequentato persone etnicamente diverse da me, quindi posso solo confrontare la mia vita e le mie scelte con chi mi è simile per età, sesso e condizione familiare, ma anche questo tipo di raffronto risulta essere spiazzante: mi aspetto una univocità di decisioni e invece non è così.
   Forse il presente, con il suo vissuto e relative scelte e decisioni, è in relazione al passato. Come nella fiaba de Il brutto anatroccolo, se capita in sorte una famiglia di anatre, anche se siamo cigni, ci viene insegnato a vivere come anatre e tutto ciò che ci differenzia da tale insegnamento viene ritenuto sbagliato. Questo genera insicurezza e diffidenza. È come camminare costantemente sulle uova, con il timore di romperle.
   È l’imprinting, quella la forma di apprendimento di base, che si verifica in un periodo della vita detto periodo critico, quando si è predisposti biologicamente a quel tipo di apprendimento. In una famiglia può regnare armonia o disagio, amore o tensioni, senza parlare addirittura di violenza fisica o psicologica, ma qualunque sia il nostro vissuto passato, questo influenza il nostro presente e il nostro futuro.
   È necessariamente sempre così? Non so, non ho la conoscenza per dirlo, ma se penso al Gabbiano Jonathan Livingston, che nonostante fosse un gabbiano voleva distinguersi dai suoi simili e volare per suo piacere anziché semplicemente per procurarsi il cibo, mi viene da pensare che una scappatoia all’imprinting (quello “negativo”) c’è: l’istinto.
   L'istinto è un impulso di origine psichica o motivazione che spinge un essere vivente ad agire per la realizzazione di un particolare obiettivo, mediante schemi d'azione innati ed, appunto, "istintivi". Sono comportamenti automatici, non sono frutto di apprendimento né di scelta personale.
   Io mi sento in contrasto, nelle relazioni umane, tra l’imprinting che mi obbliga a comportarmi sempre bene, come Il bambino di gesso , e il desiderio vitale di smettere tali panni seguendo l’istinto.
   Non so quanto del mio comportamento sia dato dal mio imprinting e quanto sia dovuto al mio desiderio di distaccarmi da esso. Forse, come Jonathan, desidero semplicemente sapere di poter volare. O forse non solo questo.
   Ultimamente mi capita spesso di ripensare a un libro letto anni fa dal titolo Donne che corrono con i lupi : è il momento che ritorni a vivere completamente la Donna Selvaggia che è in me.
   E desidero avere vicino altre Donne e Uomini che corrono con i lupi, e non ne hanno timore o vergogna.

Susanna 19.07.2010

5 commenti:

tentare, nuoce ha detto...

...dentro, io penso la solita...

Kimmi Su. ha detto...

@tentare, nuoce.
Lo so. Sei troppo profondo!

Mariabei ha detto...

Segui il tuo istinto...

Io amo l'autunno, soprattutto il mese di Settembre... questo periodo mi dà una grande carica...
dove tutto può accadere, oppure rimanere così...
Un Bacione

Adriano Maini ha detto...

E' già importante, credo, porsi, con apertura mentale, queste domande.

Ametista ha detto...

Io ho imparato a volare qualche mese fa e ora non mi rammarico per il prezzo che ho dovuto pagare e che tuttora pago.

Bello questo luogo, entrandoci mi sembra di sfiorare la tua anima...ci tornero' presto.

Ametista

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